Pace di Westfalia
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Le origini della guerra dei trent anni.
La pace di Augusta del 1555, aveva evitato alla Germania le guerre di religione che in diverso modo avevano colpito la Francia e i Paesi Bassi, ma aveva allo stesso tempo evidenziato il fallimento del tentativo di Carlo V di rafforzare il potere imperiale anche in materia religiosa. L’Impero si presentava sempre più come un organismo anacronistico rispetto alle monarchie nazionali che si andavano rafforzando in Europa. Non poteva neppure essere considerato una vera confederazione e appariva sempre più come un confuso agglomerato formato dalle più diverse entità, che ammontavano a diverse centinaia di soggetti tra città libere, principati ecclesiastici, ducati, principati laici, |
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l’Impero comprendeva inoltre uno stato non tedesco come la Boemia, ed escludeva uno stato tedesco come la Prussia, vassallo del re di Polonia. Gli imperatori inoltre erano anche re di Ungheria che però non faceva parte dell’Impero. La Germania già frammentata territorialmente non aveva nemmeno unità religiosa, vi erano infatti alcuni stati come il ducato di Baviera che applicavano rigidamente i dettami della Controriforma, mentre altri erano passati al luteranesimo, a complicare le cose negli ultimi anni era stata la diffusione del calvinismo, come nel Palatinato, che non era incluso nelle concessioni della pace di Augusta. All’Imperatore Ferdinando I d’Asburgo, fratello di Carlo V e artefice della pace di Augusta, era succeduto prima il figlio Massimiliano II, piuttosto tollerante nei confronti dei protestanti, e poi i nipoti : Rodolfo II che succedette al padre nel 1576, Mattia che succedete al fratello Rodolfo nel 1612 ed infine Ferdinando II di Stiria che succedete allo zio morto senza eredi.
Alle considerazioni di ordine religioso si aggiungono:
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la lotta politica fra i principi tedeschi e l'imperatore di casa Asburgo che desiderava che il titolo di Imperatore del Sacro Romano Impero non fosse più solamente una figura rappresentativa ed un retaggio medievale ma rappresentasse un potere effettivo sui territori che "nominalmente" appartenevano al Sacro Romano Impero, affermando così l'egemonia degli Asburgo su tutta la Germania e portando a compimento l'impresa fallita dal grande Carlo V.
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le tendenze egemoniche o d'indipendenza di vari stati europei, rivalità commerciali, ambizioni personali e gelosie familiari. La Spagna era interessata ad esercitare una decisiva influenza sul Sacro Romano Impero per garantirsi la possibilità di affrontare la guerra con gli olandesi che durava ormai da molti anni, e che sarebbe ripresa apertamente nel 1621, allo scadere cioè della tregua dei dodici anni.
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la Francia, in risposta, continuò la politica anti-asburgica, convinta del fatto che, se gli spagnoli fossero usciti vittoriosi dalla guerra in Olanda e la Germania fosse caduta sotto l'egemonia imperiale, la Francia sarebbe stata schiacciata tra possedimenti asburgici su ogni lato.
La defenestrazione di Praga.
La pace religiosa appariva in Germania sempre più precaria, infatti dopo la morte di Massimiliano II i suoi successori iniziarono una politica sempre più orientata verso gli ideali della Controriforma, e cercarono di orientare in questo senso anche la Dieta Imperiale (parlamento tedesco). In oltre con il passare del tempo diventavano sempre più evidenti i segni di squilibrio mentale dell’Imperatore Rodolfo II. Nel 1608 il consiglio degli Asburgo giunse alla conclusione che l’Imperatore non fosse più in grado di governare e lo costrinse a rinunciare ai possedimenti familiari degli Asburgo che furono assegnati al fratello Mattia, il quale divenne anche imperatore nel 1612 alla morte di Rodolfo II.
Mattia concesse ai calvinisti di Boemia, che si erano rivolti a lui durante la malattia del fratello, libertà religiose, ma poiché non aveva figli pretese in cambio il riconoscimento come legittimo sovrano e suo successore del nipote Ferdinando II di Stira, noto fautore della Controriforma.
I boemi accentarono le richieste imperiali, ma i rapporti fra loro e gli Asburgo si fecero via , via più tesi e, quando nel 1617 Mattia portò la capitale da Praga a Vienna. Nella città Boema furono lasciati un gruppo di reggenti, che cominciarono a compiere atti concreti contro i privilegi religiosi in Boemia inducendo i protestanti a chiedere un intervento diretto dell’imperatore. La tensione esplose il 23 maggio 1618, quando una folla entrò nella sede della reggenza e precipitò dalla finestra due dei reggenti e un segretario. Quest’atto, conosciuto come la “defenestrazione di Praga” fu l’inizio di una vera e propria rivoluzione, che ebbe una svolta decisiva nel 1619 con la morte di Mattia e l’elezione al soglio Imperiale di Ferdinando II. I capi della rivolta si affrettarono a cercare un candidato da contrapporre a Ferdinando e si rivolsero all’elettore del Palatinato Renano Federico V. Federico, dopo una prima esitazione, accettò la corona di Boemia ed entrò trionfalmente a Praga.
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Fase Boemo-Palatina (1618-1625).
La guerra a questo punto era inevitabile, si andarono così delineando i due schieramenti, da una parte la Spagna e il duca Massimiliano di Baviera, che aveva creato una confederazione di principi cattolici detta Lega Cattolica, appoggiavano l’imperatore Ferdinando II, dall’altra appoggiavano Federico V il principe di Transilvania, gli olandesi, i principi protestanti tedeschi, il re d’Inghilterra, Venezia, il ducato di Savoia e l’Unione evangelica, fondata dallo stesso Federico V e comprendente i principi tedeschi protestanti. Ma, agli effetti, mentre gli alleati di Ferdinando parteciparono attivamente dando un importante contributo all’andamento della guerra, quelli di Federico si defilarono uno ad uno, solo il principe di Transilvania si impegnò direttamente nel, per altro, malriuscito tentativo di assedio a Vienna, ritirandosi nel gennaio del 1620 non appena si accorse che l’alleanza contro l’Austria nei fatti non esisteva.
Frattanto mentre gli spagnoli invadevano il Palatinato dal Belgio, l’esercito imperiale guidato dal duca di Baviera giunse fino a Praga e sbaragliò le truppe di Federico V , nella battaglia detta della Montagna Bianca, un altura nei pressi della stessa Praga. La repressione fu durissima: a Federico V furono sequestrati i beni, molte furono le condanne a morte. I beni dei nobili protestanti furono trasferiti a nobili cattolici fedeli all'imperatore e nel 1622 il Palatinato venne riconquistato dall'Impero. Dopo il ritiro dal conflitto dell'unico alleato dei protestanti, ovvero il principe di Transilvania Gabriele Bethlen, le residue forze protestanti furono via via disperse, e Federico V costretto all'esilio; il suo titolo elettorale passava al capo della Lega Cattolica, Massimiliano I di Baviera. Federico riuscì a fuggire in Olanda, ma non accettò la sconfitta nemmeno dopo l’atteggiamento prudente dei principi protestanti tedeschi che decisero di abbandonare Federico, il Palatinato ( di cui era stata espugnata la capitale), e la Boemia (che fu dichiarata possesso ereditario degli Asburgo) al loro destino. La guerra poteva dirsi ormai conclusa, ma Federico cercava ancora di trovare nuovi alleati per riprendere la lotta e la Spagna allo scadere della tregua con le Provincie Unite Olandesi, che si erano ribellate al suo dominio, poté trovare un buon pretesto per riprendere la guerra contro i Paesi Bassi. Il ritorno in forze della Spagna, la vittoria degli Asburgo d’Austria sui protestanti e la rinnovata unione dei due rami degli Asburgo, suonarono come un allarme per le potenze europee, ed ebbero l’effetto di spingere la Francia ad aiutare economicamente l’Olanda e la Danimarca a scendere in guerra.
Fase Danese (1625-1630).
Per contrastare l'acquisto di potere da parte dei cattolici seguito alla vittoria nella prima fase della guerra, nel 1625 intervenne in aiuto dei protestanti la Danimarca, guidata da Cristiano IV. L’anno precedente si era formata una lega Antiasburgica che includeva oltre alla Danimarca anche l’Olanda, l’Inghilterra e il ducato di Savoia e. aveva supporto economico e politico, seppur informale, della Francia, che, sotto la guida del cardinale Richelieu cominciò a contrastare la politica espansionista asburgica. Di fatto però fu solo Cristiano IV a prendere le armi, il compito di combatterlo fu affidato nuovamente alla Lega Cattolica. Cristiano sconfitto varie volte, dovette rientrare in Danimarca e col trattato del 1629 uscì dal conflitto.
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La fase Svedese (1630-1635).
Nel luglio del1630 il re di Svezia Gustavo II Adolfo, dichiarò guerra all’Impero ponendosi come difensore della causa protestante e dell'ordine nell'Impero. Dopo lo sbarco delle forze svedesi in Pomerania e una fase di consolidamento, Gustavo Adolfo procedette all'invasione della Germania, alleato alla Sassonia e al Brandeburgo. Il 7 settembre del 1631 gli svedesi riportarono una netta vittoria nella battaglia di Breitenfeld, presso Lipsia. Gustavo Adolfo consolido il controllo svedese sulla Germania settentrionale e nel 1632 riuscì a occupare anche Monaco di Baviera. Gi svedesi continuarono la loro avanzata fino alla battaglia di Lützen, lo scontro si risolse in una sanguinosa e incerta vittoria svedese, ma re Gustavo fu ucciso in combattimento. La battaglia, grazie alla ritirata degli imperiali, si era quindi risolta in una vittoria svedese, tuttavia lo scontro era costato ad entrambe le parti perdite enormi. Gli svedesi, in particolare, perdevano buona parte dei preziosi veterani e soprattutto il loro comandante Gustavo Adolfo. Il vuoto di comando successivo alla sua morte dette la possibilità agli imperiali di riorganizzarsi, di sconfiggere gli svedesi nella battaglia di Nördlingen del1634. Nel frattempo la Sassonia e il Brandeburgo abbandonavano l'alleanza con gli svedesi con la Pace di Praga. Questo successo degli Asburgo spinse la Francia ad entrare in guerra.
Fase Francese (1635-1648).
La quarta ed ultima fase degli scontri, la Fase Francese, durata dal 1635 al 1648, fu caratterizzata dall'ingresso formale in guerra della Francia, che trasformò definitivamente il conflitto da scontro confessionale a lotta per l'egemonia europea. Il cardinale Richelieu dichiarò, infatti, guerra a entrambe le dinastie Asburgiche (Spagna e Austria). Le operazioni militari si spostarono nella zona renana, e nel 1643 i francesi ottennero un grosso successo contro la Spagna a Rocroi, alla frontiera con i Paese Bassi spagnoli. Gli svedesi intanto ridiscesero in Germania invadendo la Baviera e la Boemia. Nell'impossibilità di proseguire la guerra gli Asburgo d'Austria, detentori della corona imperiale abbandonarono i propri disegni egemonici e firmarono la Pace di Westfalia. La Spagna invece, non volendo riconoscere l'egemonia francese che si stava profilando in Europa, continuò a lottare contro la Francia fino al totale esaurimento delle proprie forze, sancito dal Trattato dei Pirenei (1659)
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Pace di Westfalia e le conseguenze del conflitto.
Le trattative di pace, che si rivelarono molto complesse e laboriose, cominciarono nel 1643 ma i risultati definitivi furono ottenuti soltanto nel1648. I trattati di pace vennero firmati in due diverse città della Westfalia (Münster e Osnabrück) e per questo sono solitamente identificati con il nome collettivo di Pace di Westfalia. La pace sancì il tramonto del sogno egemonico degli Asburgo, il successore di Ferdinando II, Ferdinando III accettò di trattare con pari dignità con tutti i principi protestanti.
La guerra dei trent'anni fu probabilmente il più grave evento che coinvolse l'Europa centrale prima delle Guerre Mondiali, ed ebbe conseguenze molto rilevanti sia da un punto di vista sociale e demografico, sia da un punto di vista più strettamente politico e culturale come apparve chiaramente in quella che fu definita la Crisi del '600. Notevole fu il calo demografico della popolazione tedesca (con un probabile calo del 40%), tuttavia notevoli differenze, che rispecchiano la frequenza degli scontri e del passaggio degli eserciti in ogni regione; le più colpite furono la Pomerania, il Meclemburgo, il Brandeburgo e il Württemberg, mentre le regioni nord-occidentali furono in gran parte risparmiate. La causa principale del calo demografico non è tanto legata ad eventi bellici, che contribuirono in maniera relativamente bassa, ma alla mancanza di vettovaglie e al ripetuto diffondersi di epidemie; il passaggio delle truppe, in gran parte eserciti di mercenari che traevano sostentamento dal saccheggio sistematico dei luoghi che attraversavano, generava una carenza di viveri che indeboliva gli abitanti, rendendoli facile preda di malattie infettive la cui diffusione era favorita dai flussi di profughi e dal concentramento degli sfollati nelle città.
Dal punto di vista politico, la maggiore conseguenza fu la conferma della frammentazione della Germania, che ora veniva ad essere formata da stati di fatto indipendenti; tale situazione durò fino al 1871, quando la Germania fu riunificata dalla Prussia in seguito ad una vittoriosa guerra contro la Francia.
La Spagna, che continuò ancora a combattere con la Francia dopo la firma della pace, evidenziò chiaramente i segni della inarrestabile decadenza già iniziata negli ultimi decenni del secolo XVI; sconfitta sul fronte pirenaico e su quello dei Paesi Bassi, tormentata internamente dalle rivolte della Catalogna e del Portogallo, si vide costretta a riconoscere l'indipendenza delle Province Unite prima e del Portogallo, che venne messo sotto protezione dell'Inghilterra. Più tardi l'Impero diede l'indipendenza alla Svizzera. Il ruolo della Spagna in Europa veniva parzialmente ridimensionato:doveva rinunciare al suo ruolo egemonico ma rimaneva detentrice di un vasto impero coloniale e di un esercito efficiente.
La Svezia, grazie ai nuovi acquisti territoriali e al succedersi di sovrani energici, assunse un ruolo preminente nell'Europa del nord, fino a quando, agli inizi del XVIII secolo, la Russia la sostituirà definitivamente nel suo ruolo di potenza nell'Europa del nord.
Anche la Francia usciva rafforzata dalla guerra, il declino spagnolo e alla frammentazione dell'Impero le consentirono di divenne una potenza di primo rango, uscendo trionfalmente da un periodo di crisi che durava ormai da molti decenni.
Da un punto di vista più generale, la guerra segnò la fine dei conflitti religiosi nell'Europa occidentale; dopo il 1648, nessuna grande guerra europea fu giustificata da motivazioni confessionali. La Pace di Westfalia viene ancora oggi considerata come uno dei cardini della concezione di stato sovrano. Infatti i principi tedeschi protestanti ebbero libertà di culto.
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Bibliografia
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M. Rosa, M. Vega,Storia dell’Età Moderna, Bruno Mondadori, 1998
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