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Introduzione
I Giudicati sardi erano entità statuali autonome che ebbero potere in Sardegna fra il IX ed il XV secolo e del tutto diverse dalla forma feudale vigente nell'Europa medievale, più prossime a quelle tipiche dell'esperienza bizantina Dopo la caduta dell’Impero Romano e alcuni decenni di occupazione Vandala, infatti, nel 533 d.c. venne conquistata dai Bizantini diventando così una provincia dell’esarcato d’Africa. I poteri civili furono attribuiti ad un funzionario il “praeses”, con sede a Cagliari, mentre quelli militari furono rivestiti da un comandante generale il “dux”, con sede a Forum Traiani , l’odierna Fordongianus in provincia di Oristano.
L’ isola, però non era tutta in mano bizantina; le zone interne, da sempre pagane ed indomite, restarono indipendenti: solo la Chiesa del Pontefice Gregorio Magno riuscì nel 600 d.c. a conquistare spiritualmente i barbaricini convertendo al cristianesimo "Ospitone" loro più fiero condottiero.
Nei secoli successivi, durante l’espansione araba nel Nord Africa e nel mediterraneo anche la Sardegna fu teatro di incursioni mussulmane che continuarono fino al secolo XI e resero sempre più precari i rapporti con Bisanzio,
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La Sardegna è autonoma
A causa delle frequenti scorrerie arabe che flagellavano le coste, la Sardegna si trovò sempre più isolata da Bisanzio. Le condizioni di estrema povertà portarono addirittura a dover reintrodurre il baratto.
Le fortificazioni sarde resistettero però ai diversi attacchi islamici, tanto che in una missiva dell'851 papa Leone IV chiederà aiuto allo Judex Provinciae (giudice della provincia) della Sardegna per la difesa di Roma.
Cessate le scorrerie improvvise, i musulmani si riorganizzarono e tornarono questa volta con un più ampio schieramento di forze cercando di occupare la parte meridionale dell'isola.
Fu durante le occupazioni arabe che il re longobardo Liutprando recuperò le spoglie di Sant'Agostino e le portò in salvo a Pavia.
Dal 705, con lo sbarco dell'Islam in Europa iniziarono le scorrerie dei corsari musulmani provenienti dal Nordafrica e dalla Spagna. Le incursioni improvvise non trovarono efficace opposizione nell'esercito bizantino e gli Arabi arrivarono addirittura a occupare per un brevissimo periodo Cagliari. La gravità della situazione e la distanza del governo bizantino portarono tra l'851 e l'864 i luogotenenti che governavano le quattro Partes, in cui era divisa la Sardegna Romana, ad organizzarsi autonomamente. Ciascuno di loro si nominò Judex:, sono i re giudici dei quattro giudicati. Sull'antica suddivisione amministrativa e territoriale bizantina si formarono così i Giudicati di Calari, Arborea, Torres (o Logudoro) e Gallura che divennero in pratica regni indipendenti uno dall'altro. Dal 900 d.C, dunque, sciolta di fatto dall’egemonia bizantina, la Sardegna diventa l’indipendente per la seconda volta dopo oltre un millennio ( lo era stata con i Nuragici).
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I quattro Regni sardi
I Giudicati sardi erano entità statuali indipendenti, i quattro territori, corrispondevano a quelli rispettivamente precedenti dei 4 "lociservatores" che l'Impero aveva lasciato sul posto a gestire l'amministrazione.
Non si hanno notizie certe sullo sviluppo e l'organizzazione originaria di questi regni autoctoni, si sa invece che si affacciarono al nuovo millennio con una struttura territoriale e amministrativa già abbastanza definita.
Tutti e quattro furono retti da sovrani chiamati Giudici, inizialmente tutti appartenenti alla potente famiglia dei Lacon-Gunale, la quale, secondo l'opinione di alcuni storici del Medio Evo Sardo (in particolare Francesco Cesare Casula), fu titolare nell'ultimo periodo di dominazione bizantina della Sardegna, dell'ufficio di judex provinciae nei territori che poi corrisponderanno ai Giudicati.
L'origine storica dei regni sardi medievali risiederebbe, quindi, nell'evoluzione delle antiche circoscrizioni bizantine in entità sovrane autonome.
Il Giudicato di Calari (o Cagliari), che si estendeva sul territorio corrispondente a quello delle odierne province sarde di Cagliari, di Carbonia-Iglesias e d'Ogliastra. Aveva come capitale Santa Igia, le cui rovine dovrebbero attualmente trovarsi sotto i quartieri occidentali di Cagliari.
Era il Giudicato che aveva nel suo territorio i Campidani di Cagliari, terre fertili e produttive, oltre ad altre ricchezze come le attività minerarie dell'Iglesiente.
Ebbe buoni rapporti con Pisa, fino all'improvviso mutamento politico che portò la repubblica marinara toscana ad attaccare a sorpresa il giudicato e conquistarlo senza grossa difficoltà (1258), ponendo fine alla sua storia.
Il Giudicato di Torres (o Logudoro)
Nel nord dell'isola si trovava il giudicato o regno di Torres (o Logudoro), con capitale inizialmente Torres (oggi Porto Torres) e successivamente Ardara.
Il giudicato si estendeva sul territorio corrispondente all'odierna provincia di Sassari e alle parti più settentrionali delle attuali province di Oristano e di Nuoro e alla parte a SO di quella di Olbia-Tempio. Questo regno giudicale, di tradizione vicina a quella carolingia nei costumi e negli usi diplomatici, venne meno allorché la sua ultima regina, Adelasia, venne abbandonata dal legittimo consorte (Enzo di Sardegna, figlio di Federico II di Svevia), e lasciò il regno nelle mani rapaci dei suoi vassalli (1259). Il giudicato venne così suddiviso tra le potenti famiglie dei Doria e dei Malaspina, ma perse alcuni territori anche a favore del confinante giudicato di Arborea.
A testimonianza del suo glorioso passato si può trovare ad Ardara (oggi un paese del sassarese) una bellissima chiesa romanico-pisana, antica cappella palatina dei Giudici turritani, infatti, il paese attuale fu fondato per il trasferimento della capitale del Regno di Torres dalla città costiera di Torres (attuale Porto Torres) a questo luogo interno e perciò al riparo dalle incursioni degli arabi residenti nelle Baleari.
Il Giudicato di Gallura
A nord est dell'isola era situato il piccolo giudicato di Gallura, per posizione e scarsità di risorse ben presto controllato da Pisa, che ne determinò l'estinzione grosso modo in contemporanea col giudicato di Calaris, incamerandone il territorio.
Il Giudicato di Gallura si estendeva sul territorio corrispondente all'odierna provincia di Olbia-Tempio (regione storica della Gallura) nonché sulla parte settentrionale della provincia di Nuoro (regione storica delle Baronie). La sua capitale era ubicata a Civita (ricostruita sui ruderi dell'antica città romana di Olbia, il cui nome compare per la prima volta nel 1113, anche se la corte giudicale, si ipotizza, itinerasse spesso tra i maggiori centri delle curatorie del regno, ma la cosa non è né assodata né accertata. Ultimo Giudice (Re) di Gallura fu Nino Visconti, citato da Dante nella Divina Commedia come Giudice Nin gentil, morto nel 1296 il giudice, il Giudicato gallurese cade in mano pisana e la citta di Civita per iniziativa dei pisani venne quindi ribattezzata in Terranova.
Il Giudicato di Arborea
Il più longevo dei quattro fu il giudicato di Arborea, con capitale Tharros e poi (dal 1076) Oristano.
Si estendeva sul territorio corrispondente all'odierna provincia di Oristano (eccetto le zone più settentrionali), a quella del Medio Campidano e a gran parte della Barbagia;
Prosperò sino al XIV secolo, allorché dovette affrontare le pretese sulla Sardegna del regno di Aragona, a cui il papa Bonifacio VIII aveva concesso una "licentia invadendi", la patente di conquista sull'isola.
La lunga guerra che divise i due regni si prolungò fino al 1420, quando l'ultimo re di Arborea, Guglielmo III di Narbona, cedette quel che rimaneva dell'antico regno alla Corona aragonese per 100.000 fiorini d'oro.
Il Giudicato fu retto nel tempo degli Arborea, il nome con il quale si facevano chiamare le dinastie dei Lacon - Gunale, dei Lacon - Serra, dei Bas - Serra, dei Cappai de Baux, e alla quale apparteneva l'eroina leggendariamente celebrata Eleonora d'Arborea, che governò come reggente in nome dei figli dal 1383 al 1402, data in cui presumibilmente morì di peste.
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Ingerenza pisana e genovese
All'inizio dell' XI secolo ripresero gli attacchi degli Arabi che nel 1015, condotti da Mujāhid al-Āmirī detto Museto o Mugetto, salparono da Maiorca,nelle Baleari, con 120 navi; dopo aver agredito il comune toscano di Luni, si rivolsero alla conquista della Sardegna. I Sardi resistettero a lungo, perdendo in batteglia anche uno dei loro giudici, ma gli Arabi riuscirono a sbarcare e dopo aver occupato alcune zone costiere (secondo alcune fonti Porto torres, per altre Cagliari), si disponevano a sottomettere l'isola.
Sollecitate dal papa Benedetto VIII, le repubbliche marinare di Pisa e Genova si allearono e nel 1016 sconfissero l'esercito di Mujāhid. La Sardegna venne liberata dai musulmani, ma le due repubbliche marinare si resero conto dell'importanza della regione dal punto di vista strategico, politico e commerciale: quindi iniziarono una fitta rete di rapporti commerciali con i Giudicati. Giunsero così in Sardegna manufatti artigianali, spezie, tessuti, ferro e frutta provenienti dal continente, e partirono navi cariche d'orzo, grano, sale, minerali, corallo, bestiame e suoi derivati.Anche in Sardegna si difusero la borghesia mercantile e nacquero i primi liberi comunu, come la città di Sassari. La dominazione Pisano -Genovese, portò nuova vita all'economia e diede la possibilità alla Sardegna di uscire dal suo isolamento. Numerosi furono anche i monaci che in questi secoli si diffusero sul territorio costellandolo di monasteri, chiese e abbazie che divennero centri di fiorente atività.
Pisa e Genova però iniziarono ad interferire ben presto con la politica dei singoli Giudicati, entrarorono in conflitto fra loro e spesso la Sardegna fu teatro dei loro scontri.
L'ingerenza politica pisana e genovese sui re giudici durò dall'XI al XIV secolo, trasformandosi lentamente prima in protettorato, poi in dominazione. Nel 1184 diventa giudice di Cagliari Orberto di Massa, cittadino pisano; un altro pisano, Lamberto Visconti è giudice di Gallura nel 1205; anche ad Arborea, anche se per poco tempo abbiamo un giudice pisano, Gulielmo di Capraia. e nello stesso anno (1256) il Giudicato di Cagliari viene spartito fro alcune famiglie pisane: I Cpraia, i Visconti e i Gerardesca. Nel 1259, alla mortesenza eredi di Adelasia da Torres anche il di Logudoro viene diviso fra i Genovesi Doria, Malaspina e Spinola e i Pisani, Capraia. Ancora Pisa rioccupa nel 1269 il giudicato di Gallura e i possedimenti sardi dei conti della Gerardesca.
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Conquista Aragonese
Alla morte di Federico II, nel 1250, il Papato che non vide mai di buon occhio l'insediamento della casa imperiale di Svevia nel regno di Sicilia in quanto considerava quel territorio come proprio vassallo, si accinse a occupare il regno con un esercito. Dopo una lunga lotta con il discendente di Federico, Manfredi, nel 1263 il papa Urbano IV riuscì, a convincere Carlo I d'Angiò, fratello del Re Luigi IX di Francia e "senza terra" a prendere Sicilia e Piemonte. Lo scontro tra Aragonesi e Angioini proseguì fino alo 1266 con la vittoria di Carlo D'Angiò. Ma la politica spregiudicata di Carlo e la sua decisione di spostare la capitale del regno Siciliano a Napoli, furono la causa di una rivolta popolare detta Vespri siciliani (1282), dove i Siciliani, che avevano chiesto invano al papa la possibilità di autogovernarsi (una confederazione di liberi comuni), si erano rivolti al marito di Costanza, la figlia di Manfredi, Pietro III d'Aragona, che il 30 agosto era sbarcato a Trapani, mettendo il fuga le truppe di Carlo e proclamandosi re di Siciliai. Nel 1297 il papa Bonifacio VIII, allo scopo di risolvere i contrasti tra gli Angiò e gli Aragona per il possesso della Sicilia, creà il Regno di Sardegna e Corsica, assegnandolo, in "feudo perpetuo", al re d'Aragona Giacomo II il Giusto (fratello e successore di Pietro III), a patto che egli rinunciasse a quello di Sicilia. La Sardegna e la Corsica in realtà erano già stabilmente conformate politicamente e fu in totale spregio della loro autonomia che il Papa dava al re d'Aragona piena licentia invadendi, cioè il permesso di occuparle militarmente per dare vita al Regno di Sardegna e Corsica.
A seguito di questa concessione il re aragonese iniziò l'occupazione della Sardegna, la presa di possesso del Regno fu un'operazione militare vera e propria e si verificò solamente nel 1324, sottraendo i territori della Gallura e del cagliaritano ai pisani. Prima di invadere la Sardegna, Giacomo II , si alleò con i Malaspina, con i Doria e con Ugone II di Arborea. Il contributo militare dato dai sardi arborensi alla realizzazione di una testa di ponte sull'isola,per gli Aragonesi, fu determinante. Scaturito da un errato calcolo politico,Ugone II, infatti, si alleò con Giacomo II di Aragona con l'intenzione poi di diventare suo luogotenente nei territori conquistati al Comune di Pisa. Anche se già legittimamente sovrano del suo regno, ambiva governare direttamente ed indirettamente tutta la Sardegna e la Corsica. Gli scontri si conclusero il 19 luglio 1324 con la presa del Castello di Cagliari e la sua concessione in feudo agli stessi Pisani.
La spartizione dei territori conquistati avvenne subito. Le città e alcune ville furono lasciate alla Corona d'Aragona e diventarono Città e ville reali, le campagne furono infeudate introducendo l’istituto del feudalesimo ormai in via d’estinzione in tutta l’ Europa. I territori così assegnati diventarono contée e marchesati. La Marmilla Cagliaritana, passata a Cagliari nel 1206, fu assegnata in feudo ad Ugone II di Arborea che già la possedeva.
Nel 1347, con la salita al trono di Mariano IV di Arborea, figlio di Ugone II, iniziò un lungo periodo di guerre accompagnato da terribili epidemie di peste. Le lotte in Sardegna durarono a lungo, e gli Aragonesi riuscirono a spegnere l'accanita resistenza Arborense solo nel 1420, ad Alghero, infatti, dopo più di cinque secoli, per 100.000 fiorini d'oro finì per sempre il Regno di Arborea, e la Sardegna perse definitivamente la sua indipendenza.
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Adelasia da Torres e Eleonora d'Arborea.
Adelasia di Torres (1207 -1259) , è stata Regina di Torres (o Logudoro) e di Gallura durante il Medioevo, nonché Regina di Sardegna per volere di Federico II di Svevia. Alla morte del fratello Barisone III Adelasia fu eletta dalla "Corona de Logu" Giudice di Logudoro (o Torres) nel 1236. Nel 1238 a seguito della morte di Ubaldo Visconti ( Giudice di Gallura, figlio e successore di Lamberto Visconti), che aveva sposato nel 1219, successe al marito divenendo anche Giudice di Gallura. In quegli anni, dunque, Adelasia era la sovrana più importante di Sardegna, avendo unificato, sotto il suo regno, il territorio di due Giudicati su quattro. L’Imperatore Federico II, che sperava di riunificare l’antico Impero Romano anche contro il volere papale, fece sposare suo figlio naturale Enzo con Adelasia, istituendo il Regno di Sardegna.
Il Papa Gregorio IX, infuriato nel vedere la Sardegna sottratta alla sua influenza, scomunicò Adelasia e il marito Enzo,Infatti la Sardegna era stata promessa in successione al papa dalla stessa Adelasia. Nel luglio del 1239 Enzo lasciò la Sardegna per combattere al fianco del padre sul continente. Non fece più ritorno. Fu infatti fatto prigioniero dai Guelfi, e imprigionato a Bologna dove rimase per tutta la vita in prigionia nel Palazzo detto di Re Enzo. Nel 1245 il matrimonio venne annullato.
Adelasia morì nel 1259, senza lasciare eredi, perciò i suoi domini vennero spartiti tra le famiglie dei Doria, dei Malaspina, e degli Spinola, che dipendevano tutte da Genova.
Eleonora d’Arborea rimase al governo in qualità di reggente dei propri figli dal 1383 al 1392.
Eleonora nasce in Catalogna (Spagna) nel 1340 circa da Mariano IV grande Giudice appartenente ai Bas-Serra, Casata che per tutto il XIV secolo condusse una lunga guerra contro i Catalano-Aragonesi nel tentativo di unificare tutta la Sardegna sotto la bandiera del Giudicato d' Arborea. Nel 1383 il fratello Ugone IIl Giudice di Arborea e la nipote Benedetta vengono assassinati probabilmente ad opera degli Aragonesi che, dopo il crollo degli altri Giudicati, controllavano un circa un terzo della Sardegna ed avevano tutto l'interesse ad eliminare l'ultimo ostacolo che impediva loro la conquista di tutta l'isola. Per ottenere il riconoscimento del proprio figlio Federico quale legittimo successore al trono di Arborea, Eleonora invia il marito Brancaleone Doria a trattare direttamente della questione col Re d'Aragona, Il quale però aveva ben altre mire. Brancaleone viene trattenuto con un pretesto e ne diventa ostaggio. Eleonora reagisce, rientra ad Oristano e viene proclamata Giudichessa dalla " Corona de Logu", parlamento del giudicato.
Si insedia nel trono di Arborea ed inizia con grande determinazione l'opera di riordino e di espansione del Giudicato. Punisce gli assassini del fratello Ugone, stipula un accordo di pace con gli Aragonesi ed ottiene la liberazione del marito. Probabilmente, se non fosse stata fermata dalla morte per peste nel 1394, l'opera della grande sovrana avrebbe portato alla costituzione di un Regno Sardo indipendente.
Ma sicuramente il più importante atto del governo di Eleonora fu la promulgazione di un originale e innovativo corpo di leggi:la "Carta de Logu" (carta del territorio dello stato) che per chiarezza, innovazione ed adeguamento alle tradizioni costituisce un esempio di legislazione che nella sua epoca ebbe pochissimi riscontri.
La Carta de Logu era composta da 198 articoli che comprendevano, in pratica , un codice civile, un codice penale ed un codice rurale che disciplinando in modo chiaro e semplice i vari rapporti giuridici , l‘amministrazione della giustizia, l’uguaglianza di fronte alla legge, in poche parole la certezza del diritto, segnano una tappa fondamentale nel cammino, durato secoli, che ha portato al moderno “Stato di diritto”.
Nella Carta si dice che tutti gli uomini liberi sono uguali davanti alla legge: una stessa sanzione colpiva chiunque l’avesse violata senza distinzione di classe sociale; fatto quasi rivoluzionario in un‘epoca nella quale i nobili ed il clero erano spesso al di sopra della legge.
Il Codice di Eleonora D'Arborea rimase in vigore in tutta la Sardegna per più di 400 anni fin dopo la conquista dell’isola da parte degli Aragonesi e fino oltre un secolo dopo l’avvento dei Savoia: solo nel 1827 fu sostituito dal codice emanato da Carlo Felice.
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Organizzazione giudicale
Le caratteristiche principali dei regni giudicali erano la loro natura superpersonale e la loro organizzazione amministrativa.
Fondendo tradizioni autoctone (usi ed istituti di presumibile derivazione dalla civiltà nuragica) ed istituti giuridici romano-bizantini, i quattro giudicati si discostavano dai contemporanei regni medievali in quanto non sottoposti ad un regime privatistico, secondo la tradizione barbarico-feudale.
I Giudicati erano retti da una particolare forma di monarchia, mista tra quella ereditaria e quella elettiva, per cui i monarchi venivano generalmente scelti nella famiglia del defunto Giudice secondo le proprie regole di successione, ma la loro scelta veniva formalmente effettuata dalla Corona de Logu, il Parlamento giudicale.
Il sovrano ("su judike") non aveva il possesso del territorio né era il depositario della sovranità.
Essa era in mano alla "Corona de Logu", il parlamento, che nominava il re e gli conferiva la somma potestà, mantenendo tuttavia il potere di ratificare gli atti e gli accordi che riguardassero l'intero regno ("su Logu").
Il re governava sulla base di un patto col popolo (cosiddetto "bannus-consensus"), venuto meno il quale il sovrano poteva essere detronizzato ed anche ucciso legittimamente dal popolo medesimo, senza che questo incidesse sulla trasmissione ereditaria del titolo all'interno della dinastia regnante.
Il Giudice non era quindi un sovrano assoluto, anche perché egli non poteva dichiarare guerra, firmare trattati di pace né disporre del patrimonio del Giudicato senza l'assenso della Corona de Logu; vigeva una netta separazione tra il patrimonio dello Stato e quello personale del Giudice, e questi, laddove avesse compiuto atti di tirannide, poteva essere perfino legalmente "giustiziato" dal popolo in rivolta (è storicamente attestato che ciò avvenne nei Giudicati di Arborea e di Torres).
Nel governo del regno, il Giudice era assistito dal Cancelliere statale, in genere un vescovo o comunque un alto esponente della Chiesa, e da altri funzionari denominati "maiores" (tra i quali il più importante era il "maiore de camera").
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Amministrazione territoriale
Il territorio (detto logu) del giudicato era suddiviso in distretti amministrativi, elettorali e giurisdizionali che si chiamavano "curadorìas" o "curatorìas" (curatorie), amministrate da un "curadore" di nomina regia o comunque approvato dal judike. Le curatorie a loro volte erano formate da più villaggi chiamati ville.
Il curatore nominava il majore (il sindaco) ossia il capo del villaggio che era competente alle investigazioni giudiziarie.
Il curatore era funzionario del giudicato con mandato a tempo determinato che aveva autorità sull'esazione fiscale, sull'azione giudiziaria penale e civile, sugli organi di polizia e sull'arruolamento dell'esercito.
Le dimensioni di questi distretti venivano definite per far sì che la popolazione residente in ogni curatoria fosse approssimativamente uguale; di conseguenza i confini erano fluidi e dipendevano dai diversi tassi locali di crescita demografica.
Come già evidenziato, le curatorie erano anche distretti elettorali: gli uomini liberi di ogni curatoria si riunivano periodicamente in assemblea al fine di eleggere il proprio rappresentante presso la "corona de logu".
I singoli centri abitati erano "sas biddas", i villaggi (900 e più sino al 1300, poi ridottisi, in seguito alla peste, alla guerra ed alla repressione aragonese dopo la conquista, agli attuali 380 circa).
Era un sistema radicato ed estremamente efficace di gestione del territorio, venuto meno con l'imposizione del sistema feudale da parte degli Aragonesi, nel corso del XIV e soprattutto del XV secolo.
Del territorio della villa, chiamato fundamentu, solo la parte più vicina al villaggio veniva recintata e coltivata da singoli proprietari. Il resto del territorio era proprietà di tutta la collettività ed era diviso in due parti che venivano destinate ad anni alterni alla semina (era la parte chiamata vidazzone) e a pascolo (chiamato pabarile).
La parte più lontana del villaggio era anche questa di proprietà comune. In questa gestione collettiva dei beni di interesse comune e nella difesa comune del territorio si riconosce l'eredità della cultura nuragica.
Nel periodo dei giudicati si sviluppò il sardo che diventò la lingua più parlata.
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