Voltaire all’età di nove anni fu messo in convitto presso il collegio dei gesuiti Louis-Le-Grand, dove si distinse per il suo ingegno e il suo precoce spirito, non troppo devoto. In collegio ricevette un’educazione umanistica incentrata sui classici, ma apprese poco della storia contemporanea. Negli anni della scuola fece importanti amicizie che coltivò per tutta la vita: il futuro duca di Richelieu, i fratelli d’Argenson e il conte d’Argental. Nonostante la personale avversione che Voltaire dimostrò verso la religione cristiana, egli mantenne sempre un vivo e affettuoso ricordo dei suoi insegnanti gesuiti.
Voltaire aveva solo dodici anni, quando l’abate Chatêauneuf lo portò a far visita a Ninon de l’Encols. La famosa cortigiana, ormai novantenne, rimase a tal punto colpita dall’ingegno di Voltaire che gli legò per testamento la somma di duemila franchi per comprarsi dei libri.
A diciassette anni, dopo aver lasciato il collegio, lungi dal voler seguire gli studi di legge, dichiarò di voler diventare un uomo di lettere; scrisse una prima stesura della tragedia Oedipe. La cosa, però, non piacque al padre che lo mandò in Olanda presso il marchese Chateauneuf, ma il progetto di distoglierlo dalle sue inclinazioni fallì. Nell’Ambasciata francese conobbe Catherine-Olympie du Noyer, detta Pimpette che divenne sua amante. Ostacolati da entrambe le famiglie, progettarono di fuggire insieme, ma furono scoperti e Voltaire fu rimandato a Parigi. Al suo rientro il padre lo costrinse a fare pratica legale presso lo studio di un avvocato, egli si sottomise al volere paterno, ma si consolava scrivendo satire e intrecciando nuove relazioni amorose. Fu in questo periodo che venne ideata l’Henriade. Il 1 Settembre 1715 morì Luigi XIV lasciando li potere al Reggente, il duca Filippo d’Orléans, si disperse, così, il clima di repressione degli ultimi anni del Re Sole e iniziò un periodo di “libertinismo” fatto d’edonismo, scetticismo e maggiore libertà individuale. Grazie al nuovo clima politico fiorirono ben presto numerose satire politiche, anche il giovane Arouet compose una serie d’Epitres, ma ben presto superò i limiti: fu punito con l’esilio, da prima a Tulle e poi a Sully-sur-Loire, dove fu ospite del duca Sully e dove condusse vita beata continuando a scrivere Epitres. Dopo cinque mesi d’esilio tornò a Parigi dove la sua fama di giovane poeta si consolidava.
Nel 1717 fu accusato di aver scritto un epigramma contro il Reggente accusandolo d’incesto, questo era troppo, fu arrestato e portato alla Bastiglia. Il soggiorno in carcere durò 11 mesi, ma non fu troppo duro, divenne amico del governatore, ottenne libri e comodità. Fu alla Bastiglia che Voltaire abbozzò il poema La Ligue (L’Henriade), corresse l’Oedipe e scrisse un componimento allegro sulla sua situazione. Dopo essere stato scarcerato fu mandato in esilio a Chatenay, dove scrisse al Reggente professando la propria innocenza, e il duca d’Orléans gli prestò fede facendolo rientrare a Parigi. Al suo rientro nella capitale fu messa in scena l’Oedipe, tragedia in versi alessandrini, ricca di classicismo, verso la quale lo stesso autore, in seguito fu assai critico. La tragedia andò in scena alla Commédie Française ottenendo un successo immediato con un incasso di più di tremila franchi, la sua prima opera se non la migliore fu senz’altro la più famosa!
Nel 1722 morì il padre di Voltaire lasciandogli un terzo del patrimonio, somma che però dava un reddito inferiore a quello avuto fino allora; ciò comportò l’inasprimento dei rapporti col fratello Armand, favorito dall’eredità paterna. La condizione economica di Voltaire, in ogni caso, era tutt’altro che pessima, considerando i propri risparmi, la rendita concessagli dal Reggente e i frutti dell’Oedipe.
Nel 1722 viaggiò tra la Francia e l’Olanda, dove voleva dare clandestinamente alle stampe il poema l’Henriade, che venne pubblicato solo l’anno seguente. L’opera fu considerata dai contemporanei il capolavoro di Voltaire; oggi, a parte alcuni versi bellissimi il tentativo di creare un “Eneide” francese è considerato fallito. L’importanza dell’Henriade va ricercata soprattutto nella presa di posizione filosofica contro il fanatismo religioso, sia protestante sia ebraico-cristiano.
A 31 anni la vita e la carriera poetica di Voltaire sembravano avviati per il meglio, ma la situazione cambiò in fretta. Da qualche tempo Voltaire era ai ferri corti col cavaliere de Rohan-Chabot, quando questi lo schiaffeggiò per le sue origini borghesi, Voltaire rispose che il cavaliere disonorava la sua discendenza. L’incidente, però, non finì qui, dopo alcuni giorni Voltaire fu bastonato dai servi del cavaliere di Rohan, nel momento in cui Voltaire diede ad intendere di voler difendersi prendendo lezioni di scherma, la famiglia Rohan lo fece chiudere alla Bastiglia. Voltaire chiese l’esilio volontario in Inghilterra dove rimase per due anni fino al 1728.
Il soggiorno inglese fu molto importante, infatti, dette a Voltaire l’opportunità di conoscere a fondo la cultura, la filosofia, le istituzioni politiche e religiose inglesi.
Voltaire rimase in particolar modo colpito dalla filosofia di Bacone, Locke e Newton, che saranno le fonti dell’illuminismo francese. Dei letterati inglesi apprezzò soprattutto Pope e Swift.
Durante questo periodo accumulò numerosi appunti che utilizzò per comporre una delle sue più importanti opere filosofiche: Lettres philosophiques, apparse per la prima volta in lingua inglese nel 1733. Voltaire esalta in esse la filosofia newtoniana, posta in contrapposizione a quella di Descartes (considerata la filosofia della scienza ufficiale in Francia), e vi elogia i principi di tolleranza politica e religiosa della tradizione inglese. La reazione non si fece attendere e l’opera provocò un mandato di arresto contro di lui; fu costretto a fuggire in Svizzera e poi in Lorena, si rifugiò, infine, nel castello di Cirey, presso Mme de Châtelet, sua amante e collaboratrice negli studi filosofici.
Voltaire svolse, in questi anni, un'intensissima attività: scritti storici, tragedie, romanzi, versi su argomenti filosofici e politici (ricordiamo la tragedia Zaire del 1732, considerata all’epoca uno dei suoi capolavori ottenne grande successo di pubblico e critica). Revocatagli la condanna nel 1735 Voltaire tornò per breve tempo a Parigi, per poi rifugiarsi nuovamente a Cirey dove rimase, con brevi interruzioni, fino al 1749 anno della morte di Emilie du Châtelet. Nel 1736 cominciò, inoltre, la sua amichevole corrispondenza con Federico II di Prussia, i due si incontrarono per la prima volta nel 1740 al confine fra Germania e Francia. Nel 1743 iniziò la composizione di uno dei suoi capolavori, l’Essai sur les moeurs, mentre tra il 1746 e il 1747 inizia la composizione dei primi due racconti filosofici: Le monde comme il va. Vision de Babouc écrite par lui même e Memnon, rielaborato e ribattezzato in Zadig, ou La Destinée.
In questi anni Voltaire aveva iniziato una relazione sentimentale con la nipote Marie-Luise Denis rimasta vedova nel 1744. Da parte sua, Madame du Châtelet si era innamorata del marchese Saint-Lambert, la relazione si tramutò in tragedia; rimasta incinta Emilie morì di parto nel 1749. Voltaire rimase molto colpito e addolorato dalla morte della sua compagna. Si aggirò irrequieto tra Cirey, Parigi, Lunéville, Chalons, Rems e ancora Parigi, dove mise su casa con madame Dennis nel 1750.
Questo fu un anno molto importante per la vita del nostro filosofo, in cui egli si decise finalmente a raggiungere la corte berlinese di Federico II, per potere più liberamente dar corso alla sua polemica storica, politica e religiosa. Voltaire lasciò Parigi, dove non sarebbe più tornato fino alla vigilia della sua morte. Alla fine del 1751 uscì la prima edizione del Siècle de Louis XIV, a cui egli lavorava da una ventina d’anni. Ma il temperamento indipendente lo portò presto a una clamorosa rottura con il "re filosofo”, certamente, Voltaire fu accolto trionfalmente, correggeva i versi del re e scriveva liberamente, ma il soggiorno prussiano e la coabitazione con Federico II si rivelarono difficili.
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Emile du Châtelet
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Cirey
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Alla fine del 1752, la situazione precipitò. Maupertuis, presidente dell'Accademia di Berlino, aveva avanzato l’ipotesi che la natura, nelle sue operazioni, ricorreva sempre ad un minimo sforzo, e considerava questa asserzione un principio generale di cui vantava la scoperta. Ma un membro associato dell'Accademia, König, affermò che questo principio era stato scoperto da Leibniz in una lettera di cui non riuscì a produrre l’originale. König, venne condannato come falsario in filosofia, ma fu difeso da Voltaire che aveva accumulato rancore contro Maupertuis. Entrò così in gioco la réputazione dell'Accademia di Berlino, il re Federico II prese le difese di Maupertuis. Voltaire aggravò la propria posizione facendo circolare una satira, la Diatribe du Docteur Akakia. Fu la guerra ; Federico fece bruciare al rogo l'Akakia per mano del boia, e Voltaire decise di lasciare Berlino. Il 31 maggio 1753, quando si accinse a passare la notte a Francoforte, città libera, Voltaire, insieme al suo segretario Alessandro Collini e alla nipote madame Denis che lo aveva raggiunto, fu arrestato dai funzionari prussiani. Ufficialmente Federico voleva recuperare un libro di poesie che aveva dato a Voltaire, ma il vero scopo era solo quello di umiliarlo. In ogni caso, Voltaire rimase prigioniero a Francoforte fino al 7 luglio, quando ritrovò la sua libertà e lasciò la città.
L'idillio con Federico II era apparentemente terminato. In realtà, la corrispondenza tra queste due grandi figure del secolo riprese qualche anno più tardi, nell’età della maturità e del declino delle passioni.
Lasciata la Prussia, Voltaire, dopo essere stato accolto trionfalmente alla corte palatina di Mannheim, trascorse il periodo seguente a Strasburgo e a Colmar. Invano la nipote madame Denis si adoperava per cercare di farlo rientrare a Parigi, infatti il re di Francia, per compiacere Federico II, gli negò il permesso di soggiornare nella capitale. Unica consolazione di questo periodo fu, per Voltaire, la lettera dei fratelli Cramer, editori ginevrini, che si offrirono di pubblicare le opere di Voltaire. Iniziò così una collaborazione proficua e duratura, inoltre i fratelli Cramer si impegnarono a pubblicare il Théâtre de Pierre Corneille composto da Voltaire a esclusivo beneficio della nipote del grande Corneille, Marie, caduta in povertà, di cui Voltaire divenne il protettore accogliendola in casa, educandola e più tardi fornendole la dote al momento del matrimonio.
Nel marzo del 1755 Voltaire stabilisce la sua dimora presso Ginevra, nella villa da lui chiamata "Les delices". I calvinisti ginevrini non videro di buon occhio questa installazione, tanto più che Voltaire fece costruire un teatro nella sua proprietà dove si divertiva a recitare egli stesso.
Il 1° novembre 1755 a Lisbona la terra iniziò a tremare. Al terremoto si aggiunsero epidemie e incendi ; le notizie che giunsero alle Délices parlarono di 100.000 vittime. Voltaire, sconvolto, si mise al lavoro e iniziò a comporre un poema, il Poème sur le désastre de Lisbonne. Iniziò anche la composizione del conte philosophique Candide, il terremoto divenne l’occasione per una presa di coscienza; come conciliare la catastrofe con i disegni della Divina Provvidenza? E come l’infinita bontà del Creatore con la presenza del male? La risposta contiene la rivolta al “tutto è bene” di Pope e degli ottimisti leibniziani.
Nel 1758, si stabilì nel castello di Ferney, in territorio francese ma vicinissimo al confine svizzero.
In questi anni Voltaire portò avanti una dura battaglia contro l’intolleranza religiosa e il fanatismo. Il 9 Marzo 1762 venne giustiziato Jean Calas, sotto l’accusa di aver strangolato il figlio per impedirgli di convertirsi al cattolicesimo, la fine del povero ragazzo era in realtà da attribuirsi a suicidio, ma il processo truccato, si concluse con la condanna del padre. La terribile sentenza prevedeva che a Jean Calas fossero spezzate le articolazioni, torturato per due ore alla ruota, poi strangolato e quindi arso sul rogo. Voltaire dopo aver studiato attentamente il caso giunse alla conclusione che Jean Calas fosse innocente, e sostenne che il suo era stato un assassinio legalizzato ispirato al fanatismo religioso. Mentre avviava la causa di riabilitazione per Calas, Voltaire compose il Traité sur la Tolérance unopera in cui denunciava il fanatismo politico e religioso.
Il caso Calas non si era ancora spento quando scoppiò il caso Sirven. Elisabetta Sirven era morta gettandosi in un pozzo in seguito alle violenze subite in un convento per convincerla a diventare cristiana. Del delitto furono accusati i familiari perché non volevano che diventasse cattolica. La famiglia Sirven era riuscita a rifugiarsi presso Voltaire, che era divenuto, con il caso Calas, il campione della causa della giustizia. Voltaire scrisse a sovrani e a potenti per ottenere giustizia, infine, dopo due anni di insistenze, i Sirven furono riabilitati e gli furono restituite le proprietà confiscate.
Ma la battaglia contro il fanatismo non era ancora vinta, vi fu un terzo caso: il diciottenne cavaliere La Barre, accusato di aver danneggiato un crocefisso e di non essersi scoperto il capo al passaggio di una processione, fu torturato, decapitato e arso; nel rogo furono gettate anche alcune opere di illuministi tra cui le Questions sur l’Encyclopedie e il Dictionnaire Philosophique di Voltaire.
Ancora una volta Voltaire prese le difese degli oppressi, cercando di aiutare il compagno di La Barre, il cavaliere d’Etallonde, a cui era stata data la stessa pena ma era riuscito a rifugiarsi presso Voltaire, e in seguito in Prussia presso Federico II, dove divenne capitano e aiutante in campo. Questa volta però, nonostante i suoi sforzi e dieci anni di battaglie legali, non riuscì a far riabilitare i due giovani.
L’ultima causa umanitaria di cui si occupò Voltaire fu quella per salvare il conte Thomas-Arthur Lally-Tollendal, che fatto prigioniero dagli inglesi mentre cercava di riconquistare l’India alla Francia, fu sottoposto a processo per tradimento e giustiziato, sentenza data dall’esigenza di trovare un capro espiatorio, per un errata politica di guerra portata avanti dalla corte e dal governo.
Tutte queste battaglie non fecero diminuire in Voltaire la voglia di scrivere, egli pubblicò negli ultimi anni della sua vita numerosissime opere: L’Ingénu, le Taureau blanc, letters d’Amabed, l’Histoire de Jenni, La Princesse de Babylone e ancora L’histoire du parlament de Paris col quale smascherava le pretese di uno degli organi intermedi della Francia di voler essere l’istituzione rappresentativa della nazione, ricordando che erano solo magistrati venali, faziosi, corrotti e che rappresentavano la giustizia non nell’interesse del paese ma condannando le pubblicazioni filosofiche e limitando la libertà.
Nel 1777 il governo di Luigi XVI decise finalmente di annullare il provvedimento che impediva a Voltaire l’ingresso a Parigi. Ormai ottantenne le sue condizioni di salute erano molto precarie, ma egli compose ugualmente le tragedie Irène e Agathocle, il saggio metafisico Dialogues d’Evhémère, e il Commentare sur l’Esprit des lois. In queste condizioni Voltaire si accinse a tornare a Parigi dove fu accolto in trionfo. La gente del popolo lo acclamava come l’homme aux Calas, l’Accadémie Française e il Théâtre Française gli inviarono i loro omaggi e il loro rispetto, decine di personalità del mondo politico e culturale gli chiesero udienza, tra cui ricordiamo Benjamin Franklin.
Il 30 marzo presiedette la seduta dell’Accadémie Française e quella stessa sera alla Comédie Française fu rappresentata l’Irène, quella fu la sua apoteosi, fu mostrata una statua che lo raffigurava con il capo coperto d’alloro e vennero letti dei versi in suo onore, che il pubblico accolse con un lunghissimo applauso.
Il 7 aprile fu ricevuto, ancora una volta con una cerimonia solenne, nella Loggia massonica delle Nove Sorelle, e fu presentato come nuovo”fratello”.
Tanta attività e tante emozioni lo avevano reso ancora più debole, spirò la notte del 30 maggio 1778. In punto di morte rifiutò il conforto della religione, dicendo al curato Saint-Suplice che doveva dargli l’estrema unzione: “ Lasciatemi morire in pace”. Fu sepolto semiclandestinamente nell’abbazia di Seillières in Champagne. Le sue spoglie furono riportate a Parigi, e collocate nel Pantheon accanto a quelle di Rousseau l’11 luglio del 1791.
Nel 1778 Charles-Joseph Panckouke, uno dei principali librai ed editori del Settecento francese, iniziò a lavorare ad un edizione completa delle opere di Voltaire, ma a causa delle difficoltà finanziarie in cui si trovava, l’editore passò la mano, gli successe Beaumarchais, letterato reso famoso dalla pubblicazione del Barbier de Sévillie. Perun lavoro così impegnativo si dovette scegliere una valida équipe, di cui faceva parte anche Condorcet. Questi, nei cinque anni che occorsero per portare a termine l’edizione, scrisse La vita di Voltaire, che comparve nel settantesimo e conclusivo volume dell’edizione delle opere voltairiane, che fu chiamata edizione di Kehl, dal nome del forte in disuso, situato nei pressi di Strasburgo, dove furono stampati i volumi.
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